DISPATCHES # 1

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Emidio Clementi – Egle Sommacal – Stefano Pilia @ Neon Caffè, Rimini 21.12.2013

El Rustu

È un sabato sera nervoso e adrenalinico, ho gente a cena e il fottuto galateo dice che non posso uscire lasciandoli soli con la mia dolce metà. Chiaramente di galateo non ne ho mai capito una mazza e riesco quindi a guadagnare la porta non senza scatenare uno sgradevole incidente diplomatico. Ma siamo qui per il day-off dei Massimo Volume al Neon. Ecco, il Neon. Grande come il salotto di casa ma con una densità abitativa decisamente superiore, sembra di essere in metro all’ora di punta. Sgomito per entrare e mi maledico immediatamente ‘ma chi cazzo me lo ha fatto fare’, e trovo un cantuccio caldo con effetto sauna incorporato. Manca pure lo spazio per togliersi giacca e maglierie in eccesso e da ogni parte transitano bicchieri da e per il bancone, a volte fungo pure da scalo provvisorio,ma tant’è… Passa una mezz’oretta di purgatorio e finalmente si parte.

P1030439Egle è il primo, chitarra acustica e voci di sottofondo. La chitarra pizzicata crea un’onda lieve che non riesce ad abbattere il cicaleccio, ma ci pensa una benevola presenza che con un paio di gentili ed oxfordiane incitazioni alla pace ed al silenzio riesce a creare la giusta base armonica. Non lo vedo ma lo immagino curvo sulla chitarra, mai un movimento di troppo, essenziale, vero. L’energia che esce da quelle corde è un qualcosa di già sentito ma allo stesso tempo nuovo e stupisce come la semplicità possa emozionarti così a lungo . Dopo un primo pezzo entra in scena Mimì, cappello, occhiali e un libro in mano. I tocchi di chitarra si diradano per fare spazio a una voce che inizia subito a scavare, profonda e avvolgente, con le rime di Danilo Dolci a fare da ossatura. Come sperato ‘l’effetto cultura’ della serata produce le prime fughe negli habitué del sabato sera ed i restanti con il sottoscritto ringraziano sentitamente per gli spazi guadagnati. Si prosegue con l’acustica a modulare atmosfere e creare spazi che sanno d’oltreoceano, dove Fahey è più di un ricordo, ed è su questi movimenti che torna decisiva la voce a raccontare la forza di una terra come solo Walt Whitman sapeva e poteva fare. Venti minuti di rara intensità e siamo alla fine del primo atto.

P1030447Il tempo di sistemare il ‘palco’ per Pilia e approfittare dello svuotamento temporaneo del locale per accasarmi in prima fila e si riparte. Questa volta la chitarra, anzi le chitarre, sono elettriche. La prima suonata con un archetto, a creare un movimento fluido ed effettato, il tempo rallenta e ci chiude tutti in una bolla. La seconda è utilizzata in modo tradizionale anche se quello che ne esce non lo è per niente, la sostanza è sempre tanta come pure gli spunti sonici. A riempire di voce il tutto ci pensa sempre Mimì con altre due interferenze ad alta intensità,due marchi indelebili sulla sua storia più che ventennale, Emanuel Carnevali e Robert Lowell, ed in sala non si può che ringraziare.

Saluto e ringrazio pure io per ‘la forza delle sue parole’ che riescono sempre a pulire la mia personale strada verso la poesia, troppo spesso impolverata e difficile da seguire.

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